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Dalla vigilanza ai dati: come evolve la sicurezza aziendale

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Ingresso di un ufficio con porta chiusa dotata di serratura elettronica con tastierino numerico.

Negli ultimi vent’anni la sicurezza d’impresa ha vissuto una trasformazione profonda. Quella che un tempo era considerata una funzione prevalentemente operativa – vigilanza, presidio, controllo accessi – è oggi un ambito strategico per la continuità del business, la protezione dei dati e la reputazione aziendale.

La sfida non è più soltanto difendersi da eventi imprevisti, ma prevedere, interpretare e gestire in modo proattivo i rischi. È la naturale conseguenza di un mondo iperconnesso, in cui i confini tra sicurezza fisica, cyber e organizzativa si sono dissolti.

Dal presidio al dato: la nuova infrastruttura della sicurezza

Il tradizionale modello di vigilanza si fondava su procedure e presenza. Oggi ogni badge, sensore, telecamera o sistema di controllo accessi è anche una fonte di dati in tempo reale: informazioni che, se analizzate, raccontano i comportamenti di un edificio, di una catena logistica, o di un processo produttivo.

Non si tratta solo di raccogliere dati, ma di collegarli in modo intelligente. L’integrazione tra infrastrutture fisiche, software gestionali e piattaforme IoT sta ridefinendo il modo di prevenire guasti, intrusioni o anomalie comportamentali, riducendo al contempo i tempi di reazione.

Secondo le analisi di Allied Market Research (2024), il mercato globale della security intelligence crescerà di oltre il 12% annuo fino al 2030, trainato proprio dall’adozione di strumenti di analisi predittiva e automazione.

Le persone restano il centro dell’intelligenza di sicurezza

In questo scenario la tecnologia è un abilitatore, ma non un sostituto. Il valore della sicurezza integrata si misura nella capacità umana di leggere i segnali deboli, di interpretare contesti e relazioni tra eventi apparentemente scollegati.

I Security Manager, oggi, hanno un ruolo sempre più simile a quello dei risk analyst o dei data strategist: figure capaci di trasformare dati e alert in decisioni operative, spesso in tempo reale. La componente “umana” della sicurezza si sposta così dalla reazione all’analisi e al coordinamento strategico.

Le aziende più mature integrano team misti – operativi, tecnici e analitici – collegati a una control room centrale in grado di unire osservazione, gestione eventi e intelligence. Un modello che consente di ridurre costi operativi fino al 15% e di mantenere livelli di servizio (SLA) superiori al 96%, secondo le rilevazioni di diverse società di settore.

L’intelligenza predittiva cambia le priorità

Le tecnologie predittive stanno rivoluzionando la sicurezza fisica come, vent’anni fa, i software di analisi cambiarono la finanza. Oggi è possibile correlare eventi in tempo reale – accessi, variazioni di temperatura, spostamenti anomali – e prevedere pattern di rischio con modelli di intelligenza artificiale.

Tutto questo sta modificando anche le priorità delle imprese:

  • Dalla gestione del rischio alla prevenzione del rischio.
  • Dalla reazione agli eventi alla riduzione delle probabilità.
  • Dalla sicurezza operativa alla sicurezza strategica.

Un cambiamento che richiede non solo nuove tecnologie, ma nuove competenze: capacità di lettura dei dati, formazione del personale e governance trasversale tra IT, HSE e security management.

Una funzione strategica per la resilienza aziendale

La sicurezza oggi è un elemento di resilienza organizzativa, non un costo accessorio. Garantisce continuità, tutela le persone e, sempre più spesso, diventa un criterio di valutazione ESG (Environmental, Social & Governance).

Investire in sicurezza significa anche proteggere la reputazione, migliorare la produttività e offrire un ambiente di lavoro più stabile. Le aziende che riescono a integrare sicurezza fisica, tecnologia e consulenza strategica ottengono vantaggi misurabili: efficienza operativa, riduzione dei sinistri, fiducia interna ed esterna.

Oltre la protezione: la cultura della previsione

La vera trasformazione non è tecnologica ma culturale: passare da un’idea di sicurezza come “reazione al rischio” a una cultura che anticipa i rischi, li interpreta e li trasforma in informazioni utili.

La “sicurezza aumentata” – quella che unisce persone, dati e intelligenza – non è un concetto astratto: è il futuro già in atto per tutte le aziende che vogliono essere resilienti in modo sostenibile.

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