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Terze parti, appaltatori e visitatori: il varco più esposto

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Ingresso di un ufficio con controllo accessi e reception

Come metterlo in sicurezza senza rallentare l’operatività

Ogni giorno entrano in azienda persone che non ne fanno parte: manutentori, fornitori, consulenti, corrieri, visitatori. Sono figure indispensabili per il business, ma rappresentano anche una delle superfici di attacco più sottovalutate della sicurezza fisica.

Identità non verificate, permessi troppo ampi, attività senza permit-to-work o tracciabilità carente sono tra le cause più frequenti di incidenti, violazioni e contenziosi.

La vera sfida è alzare il livello di protezione senza rallentare la produttività. Si può fare, se l’accesso delle terze parti viene gestito come un processo end-to-end, non come un semplice punto d’ingresso.

Perché il varco “terze parti” è davvero critico

Quando una persona esterna accede, porta con sé tre variabili delicate: identità, scopo, tempo. Chi è? Cosa deve fare? Per quanto e dove può muoversi? Se anche una sola risposta è vaga, l’azienda si espone a rischi operativi, legali e reputazionali.

Badge temporanei mai disattivati, subappalti non autorizzati o accessi concessi a interi edifici quando bastava un’area sono errori comuni che compromettono sicurezza e continuità operativa.

Come superare il paradosso “produttività vs sicurezza”

Procedure più rigorose non devono significare più lentezza. La chiave è spostare la complessità prima del varco, con processi chiari di pre-registrazione e qualificazione dei fornitori, e semplificare l’ingresso con controlli rapidi e già “pre-compilati”. In altre parole: più preparazione prima, meno attriti durante.

Un modello operativo efficace in sei fasi

Per gestire in modo efficace l’accesso di terze parti, le organizzazioni più strutturate adottano un processo completo e tracciabile che copre l’intero ciclo di vita dell’intervento: dall’autorizzazione iniziale alla chiusura lavori. Il principio guida è semplice: prevenire a monte, controllare in tempo reale, certificare a valle.

1. Pre-vetting e onboarding del fornitore

Prima ancora che il fornitore o l’appaltatore arrivi sul sito, è essenziale qualificarne l’idoneità tecnico-professionale e quella delle persone coinvolte. In questa fase vengono verificati:

  • requisiti aziendali e certificazioni (DURC, visure, ISO, iscrizioni albo);
  • competenze operative (lavori in quota, lavori elettrici, ambienti confinati);
  • documentazione contrattuale e NDA;
  • adesione ai codici etici e di condotta aziendali.

Il risultato è un dossier digitale del fornitore che evita imprevisti all’ultimo minuto e semplifica ogni accesso futuro.

2. Pre-registrazione e prenotazione dello slot

Ogni accesso deve avere una finalità chiara e tracciabile. La pre-registrazione consente di inserire anticipatamente:

  • data e orario della visita,
  • durata prevista,
  • aree di lavoro,
  • scopo dell’attività,
  • nominativi dei partecipanti.

Il sistema (anche digitale) genera un QR code di invito e invia automaticamente informative privacy, istruzioni di accesso e briefing di sicurezza personalizzato. Questo riduce code e colli di bottiglia al varco e migliora la conformità normativa.

3. Accoglienza “fast lane” al varco

All’ingresso, la fase di check-in deve essere rapida ma rigorosa. L’operatore verifica documento e QR, rilascia un badge temporaneo a scadenza automatica e fornisce un micro-briefing di sicurezza (via tablet, totem o video di 90 secondi) con le regole essenziali del sito. Se richiesto, vengono consegnati DPI o effettuate verifiche sull’equipaggiamento.

Il risultato è un’accoglienza snella, coerente e tracciata, con tempi medi di check-in ridotti fino al 50%.

4. Permit-to-work digitale e regole di movimento

Per le attività tecniche o a rischio (manutenzioni elettriche, lavori a caldo, in quota o in aree ATEX), è indispensabile attivare un permit-to-work. Il documento definisce:

  • descrizione del lavoro e delle misure di sicurezza,
  • delimitazione dell’area operativa,
  • orari autorizzati,
  • persone coinvolte e loro ruoli,
  • contatti di emergenza.

La firma digitale del permit da parte del supervisore interno e dell’appaltatore crea una catena di responsabilità chiara e impedisce l’avvio dei lavori se mancano autorizzazioni o DPI. Il badge stesso viene vincolato alle aree e agli orari previsti, eliminando abusi e accessi non pertinenti.

5. Monitoraggio e tracciabilità durante l’intervento

Durante i lavori, ogni accesso, spostamento o apertura di varco viene sincronizzato con i sistemi di videosorveglianza e controllo accessi, creando un audit trail completo. Gli allarmi (porta forzata, movimento fuori area, permanenza prolungata) vengono notificati in tempo reale al Security Operation Center o al referente interno.

Questa fase garantisce visibilità costante e prova oggettiva in caso di contestazioni, incidenti o audit HSE.

6. Chiusura lavori e offboarding

A fine attività, la sicurezza si completa con una procedura di uscita strutturata:

  • verifica checklist di ripristino (aree pulite, attrezzature rimosse, sistemi riportati in sicurezza);
  • ritiro badge e chiavi;
  • chiusura permit e caricamento report dell’appaltatore;
  • disattivazione automatica di credenziali e permessi residui.

Un processo ordinato di offboarding riduce i rischi post-intervento (badge dimenticati attivi, aree lasciate in stato non conforme) e consolida la tracciabilità probatoria.

In sintesi

Un modello come questo consente di passare da una logica “reattiva” a una gestione proattiva del rischio operativo. Il risultato è duplice:

  • sicurezza più alta, grazie al controllo continuo e all’eliminazione di accessi non autorizzati;
  • efficienza maggiore, perché la complessità viene gestita prima dell’arrivo al varco, non durante.

Come evitare colli di bottiglia

Tre accorgimenti fanno la differenza:

  • Automazione prima del varco: pre-registrazione, documenti digitali, briefing online.
  • Corsie segmentate: fast lane per fornitori qualificati e lane assistita per nuovi ingressi.
  • Finestre operative intelligenti: lavori pianificati in slot di minor impatto e coordinamento unico tra HSE, Security e Facility.

Integrazione tra Security, HSE, Compliance e IT

La gestione delle terze parti funziona solo con una visione integrata:

  • HSE: permit-to-work, briefing, LOTO.
  • Compliance/Legal: privacy, tempi di conservazione, informative.
  • Procurement: idoneità e gestione subappalti.
  • IT/OT: controllo accessi, VMS, ticketing, SOC.

Tre scenari ricorrenti

  • Manutenzione urgente: un tecnico non registrato causa un blocco produttivo. → Una procedura d’urgenza con permit rapido e notifiche ai responsabili evita il fermo linea.
  • Subappaltatore non autorizzato: entra in aree sensibili con pass generico. → La pre-registrazione obbligatoria e badge vincolati impediscono accessi non approvati.
  • Accesso non accompagnato in area critica: un fornitore causa danni non intenzionali. → Le regole “two-person” e l’obbligo di escort prevengono incidenti e responsabilità.

KPI che contano

Più che il numero di ingressi, servono indicatori di qualità:

  • tempo medio di check-in,
  • percentuale di appaltatori qualificati,
  • badge non riconsegnati ma auto-revocati,
  • incidenti/near-miss per categoria,
  • allarmi fuori area risolti entro SLA,
  • qualità del trail probatorio (log + video + permit).

Conclusione

Il varco delle terze parti è il punto più esposto ma anche quello dove si ottiene il miglior ritorno tra sforzo e beneficio.Gestire l’accesso come un processo, vincolare aree e tempi, tracciare ogni attività e chiudere correttamente i lavori significa più sicurezza e meno frizioni operative.Una governance chiara, sostenuta da tecnologia e procedure coordinate, è la chiave per rendere la sicurezza un vero acceleratore del business.

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